Chi siamo

Gli Artisti dell’Inutile: un nome da spiegare.
Premetto che non siamo persone serie. O meglio, siamo sempre più seri di quel che sembra ma scherziamo sempre più di quel che pare.

Noi siamo fautori dell’Inutile visto non come qualcosa che non serve a niente ma come qualcosa che non serve niente. L’arte inutile, in questo caso, è l’apice, è la vetta della montagna più alta, e noi come scalatori ascendiamo bivaccando di rifugio in rifugio.
Ovviamente il cammino speculativo da noi percorso per raggiungere la cima è tanto importante quanto il traguardo stesso, che più che altro è un’utopia, un’idea, un’intuizione. Quel percorso, in effetti, è la nostra stessa vita.

Chi siamo noi? Be’, è una domanda ovvia da porre. All’inizio uno deve sempre presentarsi, no? Siamo un gatto.
Il nucleo di questo circolo, fondato a metà del 2008, è un gruppo di amici fiorentini che condividono gli stessi orizzonti.

La cultura è un campo, ampio, di quelli che si vedono guardando fuori dal finestrino quando si viaggia in treno. La Cultura nutre l’Arte, che vi cresce sopra, come spighe di grano dorate che oscillano nel vento. Tanto più la cultura è sterile e povera, tanto più saranno secche e stentate le spighe d’arte che nutre. Non vogliamo credere di vivere una realtà in cui la cultura sia troppo arida e stanca per alimentare l’onda verde-oro d’un’Arte viva e rigogliosa, in cui l’Arte sia invece ridotta a sterpaglie che sole attecchiscono su un suolo riarso e spaccato, le cui poche spighe sono riservate per la farine di un’élite. Da questo nasce la nostra volontà di promuovere una cultura fertile, una cultura d’espressione che appartenga insieme a noi e a tutti – ricca terra madre e grembo fervido per un’Arte che col suo grano possa tornare a sfamarci.

Questo sogno non lo facciamo insieme; insieme siamo, questo sogno.

Ventricoli del nostro agire sono curiosità e creazionalità (non creatività, quella è roba inflazionata), che ci fanno percepire il senso e la bellezza del voltare la prua verso lidi sempre più lontani. Fra di noi non esistono gerarchie: possono esserci punti di riferimento, certo, ma volendo citare Full Metal Jacket, “Qui vige l’eguaglianza: non conta un cazzo nessuno”. Secondo la nostra libera iniziativa, ognuno ha la possibilità di proporre e fare tutto quello che gli pare. Le decisioni e le azioni più importanti sono prese e portate avanti all’unanimità.

Prima ho detto circolo aperto proprio perché l’ingresso al nostro gruppo non è riservato a pochi guasconi: le abilità artistiche e le doti umane degli attuali membri non sono una loro esclusiva prerogativa, ma anzi sono connaturate da sempre in tutti gli esseri umani; chi pensa di non averle in realtà non le conosce solamente. Parte fondamentale della nostra opera sarà quella di far scoprire questo orizzonte a quante più persone possibili.

Il nostro gruppo si riunisce non solo per presentare agli altri di noi nuove opere o suggerire nuovi spunti di lavoro comune, oltre che, ovviamente per curare l’organizzazione interna ed esterna, ma in particolar modo per trattare temi culturali ed artistici generali e variegati: pittura, musica, scrittura in prosa o in poesia, arti marziali, attualità, et cetera. Così il dialogo interno fra i vari membri è molto favorito – il che porta ad un’incentivazione della crescita personale in ogni sua sfaccettatura e ad una costante evoluzione. Inoltre il rapporto di amicizia che esiste aldilà del circolo permette la presenza di un forte senso di comunione.
L’intento estetico è così quello di analizzare e scoprire l’Arte nella sua forma più umana, quell’Arte che è in grado di stupire, meravigliare, affascinare e commuovere l’Uomo, suscitandone la sensibilità.
Già, sensibilità. Fortunati quelli che riescono a esprimerla da sempre, ancora più fortunati quelli che la devono scoprire, perché alla fine è un po’ come essere miopi: nel momento in cui riesci a correggerti la vista, impari ad apprezzare doppiamente i tuoi occhi e quello che vedi.

Insomma, nonostante tutto il nostro modo di fare Arte può essere bene rappresentato dalla vecchia storiella dei quattro tagliapietre.

Un saggio, camminando lungo la via, s’imbatte in alcuni tagliapietre. Chiede al primo cosa stia facendo, e questi risponde: “Non lo vedi? Sto tagliando pietre”; il secondo interpellato sulla stessa domanda: “Taglio pietre per guadagnare”; il terzo: “Taglio pietre e ricavo ciò che mi serve per mantenere dignitosamente la mia famiglia”. Infine arriva dall’ultimo, che risponde: “Taglio le pietre che serviranno per costruire una grande cattedrale”.

Noi, siamo come il primo tagliapietre. Non vedete? Stiamo creando – e siete i benvenuti. Buio in sala, prego.

« Ritrovi i ricordi sotto un cielo stellato, e il silenzio è il tuo cantore.»

Duccio B.


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